Il vino nei film: simbolo e narrativa.

Il tempo è spesso considerato un alleato del buon vino e in modo simile anche il cinema ha imparato a usare il vino come uno strumento narrativo capace di evolvere, trasformarsi e raccontare molto più di ciò che appare nel bicchiere.

Spesso il vino diventa infatti parte integrante del racconto, riflettendo la natura dei personaggi, le loro relazioni ed i cambiamenti interiori che accadono durante l’evoluzione della trama.

In questo articolo vedremo perché il vino è così presente nel cinema e come mai non sia un elemento neutro ma un vero e proprio linguaggio visivo ed emotivo.

Il punto di partenza: la “struttura” narrativa

Così come un vino ha bisogno di struttura per evolvere nel tempo, anche nel cinema il vino funziona quando è inserito in un contesto preciso. Tre elementi, in particolare, ne determinano il significato:

  • il contesto sociale
  • la relazione tra i personaggi
  • il momento narrativo

In film come Sideways, il vino non è solo una passione: diventa una chiave per leggere i protagonisti. Le loro preferenze, il modo in cui parlano del vino, perfino ciò che rifiutano di bere racconta fragilità, desideri e paure.

Quando questi elementi sono presenti e ben bilanciati, il vino diventa parte viva della storia.

Il vino come evoluzione del personaggio

Il vino trasforma la scena.

Proprio come accade durante l’invecchiamento reale, nel cinema il vino può accompagnare un passaggio:

  • da leggerezza a profondità
  • da superficialità a introspezione
  • da distanza a intimità

In Before Sunset, ad esempio, il vino non è protagonista ma facilitatore: crea uno spazio in cui i personaggi possono rallentare, aprirsi e mostrarsi per ciò che sono davvero contribuendo a mettere in atto una trasformazione narrativa.

Il vino come simbolo

Il vino, sullo schermo, porta con sé significati immediati: ne Il grande Gatsby, per esempio, rappresenta eccesso e ostentazione, dove bottiglie e calici diventano simboli di un lusso vuoto.
In Pretty Woman, invece, il vino segna il passaggio da un mondo all’altro, diventando codice di accesso a una nuova dimensione sociale. Un caso emblematico è quello di James Bond, che nel corso della saga 007 dimostra una predilezione per champagne di altissimo livello come Dom Pérignon che non rappresenta solo una scelta di gusto ma anche un segnale preciso di stile, controllo e appartenenza a un’élite sofisticata. Lo champagne, in questo caso, diventa parte integrante della costruzione del personaggio.

In altri casi il vino è identità culturale, come nel film  Il profumo del mosto selvatico dove il vino diventa tradizione e famiglia; è un simbolo forte di appartenenza e non di status.

La rilevanza del contesto

Nel mondo reale del vino invecchiamento e conservazione non sono la stessa cosa e lo stesso vale nel cinema.

Il vino funziona solo se “conservato” nel giusto contesto narrativo:

  • una cena romantica
  • un confronto teso
  • un momento di crisi

Un grande simbolo, se usato male, perde forza.
Un elemento semplice, se inserito bene, può diventare memorabile.

Non tutti i film (né tutti i vini) sono fatti per durare

Così come la maggior parte dei vini è pensata per essere bevuta giovane, molti film utilizzano il vino solo come elemento immediato, come accade spesso nelle commedie contemporanee o in film corali come Perfetti sconosciuti, per creare atmosfera, suggerire eleganza o per riempire una scena.

Solo in alcuni casi il vino ha una vera funzione evolutiva, diventando parte della struttura narrativa, come negli esempi sopra citati.

È lì che il cinema, come il vino, mostra il suo lato più interessante.

I falsi miti sul vino nel cinema

A volte il vino rappresenta lusso o raffinatezza, altre può raccontare fuga dalla realtà, crisi personale o solitudine come in Lost in Translation, dove l’alcol accompagna alienazione e distanza.

Un altro mito è che il vino abbia sempre un significato profondo. Non è così: a volte è solo un oggetto di scena, come accade in molti film mainstream o in contesti mondani come The Wolf of Wall Street. La differenza sta nell’uso che ne fa il regista.

In conclusione

Il vino nel cinema è un’interessante possibilità narrativa che dipende dal contesto, dall’equilibrio tra i personaggi e da come viene utilizzato all’interno della storia.

Il  vino diventa davvero parte del racconto nelmomento in cui smette di essere un semplice calice e diventa, a tutti gli effetti, un linguaggio.

Fonti

  • The Oxford Companion to Wine – Jancis Robinson, Julia Harding
  • Wine and Film: A Cultural History
  • Film Studies: An Introduction – Jill Nelmes
  • Sideways and Wine Culture
  • James Bond e product placement di Dom Pérignon)