Viticoltura eroica: quando la fatica diventa modello produttivo

La viticoltura eroica è spesso raccontata come un’immagine da cartolina: terrazzamenti sospesi e vigne che sembrano arrampicarsi sulle montagne ma è, in realtà una questione molto concreta: lavorare dove le macchine non arrivano.

Cosa significa eroica

Si parla di viticoltura eroica* quando i vigneti si trovano:

  • su pendenze superiori al 30%
  • oltre i 500 metri di altitudine
  • su terrazzamenti
  • in piccole isole

Il che significa tanta manualità e poca meccanizzazione che richiedono più tempo per ogni operazione.

Vendemmiare su un pendio non è solo più faticoso è anche più costoso:  aumentano le ore di lavoro, il trasporto delle uve è più complesso, la manutenzione dei terrazzamenti deve essere costante e bisogna considerare il, rischio connesso all’ erosione ed al dissesto del terreno.

*Definizione del CERVIM – Centro di Ricerca, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana -.

L’altitudine come risposta al clima

La viticoltura eroica contribuisce alla conservazione del paesaggio, pur configurandosi talvolta come una strategia di adattamento.

La famiglia Pasetti, per esempio, ha investito a Forca di Penne, antico feudo che appartenne ai Medici, spingendosi fino a 1050 metri di altitudine.

La scelta è chiara: contrastare gli effetti del riscaldamento climatico:

salire di quota equivale, agronomicamente, a spostarsi più a nord. Le temperature medie si abbassano, la maturazione zuccherina rallenta, mentre quella fenolica, legata ai tannini naturali dell’uva, può completarsi in modo più equilibrato.

Il risultato atteso? Vini con maggiore freschezza, acidità più marcata e tannini maturi ma non aggressivi come il Diecicoppe Rosso Terre Abruzzesi IGP.

È un investimento di lungo periodo. Nel vino, i tempi sono strutturali: il progetto richiede circa dieci anni prima di esprimersi pienamente. La viticoltura estrema diventa così una pianificazione climatica, oltre che una sfida tecnica.

Donnafugata: dall’isola al vulcano

Un altro esempio è quello della cantina Donnafugata che lavora in due contesti che raccontano bene cosa significhi viticoltura eroica.

A Pantelleria l’alberello pantesco cresce in conche scavate nel terreno per proteggere la vite dal vento. È un’agricoltura di resistenza, dove ogni pianta è seguita manualmente.

Sulle pendici dell’Etna, invece, l’azienda produce vini come Etna Rosso ed Etna Bianco da vigneti in quota, su suoli vulcanici, con forti escursioni termiche e parcelle spesso frammentate.

Qui l’eroicità non è solo scenografica: è climatica e logistica. L’altitudine rallenta le maturazioni, il terreno è complesso da lavorare e le superfici sono ridotte.

Sostenibilità e mercato

Dal punto di vista ambientale questo modello mantiene paesaggi storici, preserva la biodiversità e contrasta l’abbandono delle aree interne.

Ma quali sono gli impatti economici di questo tipo di vendemmia?

Le rese sono più basse e i costi più alti ma, se adeguatamente valorizzata dal mercato, diventa un modello capace di generare valore economico attraverso l’eccellenza dei vini.

 

In conclusione

La viticoltura eroica garantisce una relazione diretta e intensa tra territorio e lavoro umano. In un’epoca di crescente standardizzazione, è un modello agricolo che resiste alla semplificazione.

È una scelta produttiva in cui oggi, più che mai, è anche una questione di equilibrio tra identità territoriale, mercato e sopravvivenza rurale.

Fonti

CERVIM – Definizione e criteri di viticoltura eroica
OIV – Dati sulla viticoltura mondiale
ISMEA – Analisi economiche settore vitivinicolo
ISTAT – Dati su superfici e produzione viticola
UNESCO – Riconoscimento dell’alberello pantesco come patrimonio immateriale
Consorzio Tutela Vini Etna DOC – Informazioni territoriali area Etna